Trading Sportivo: non è un mestiere per prudenti

Trading Sportivo: non è un mestiere per prudenti

In questo lavoro il “coraggio” è una componente decisiva. 

L’ho capito fin da quando ho mosso i primi passi nel mondo del Trading Sportivo.

È vero che negli articoli di questo blog ribadisco spesso l’importanza della disciplina, della preparazione, del controllo delle emozioni. Tutto giusto, ma non basta.

Questo è un lavoro in cui, me ne sono reso conto subito, tenere il freno a mano tirato fa la differenza tra il profitto e il pareggio.

Avere un metodo solido, una corretta gestione del denaro, stabili routine e processi decisionali strutturati sono essenziali per raggiungere il primo obiettivo di chiunque si occupi di trading sportivo: proteggere il proprio denaro.

Tuttavia, una volta protetto, la differenza tra il pareggio e il profitto è proprio la capacità di andare oltre, di accettare una buona dose di rischio e di fidarsi delle proprie sensazioni.

Tutto facile in teoria, anche perché chi decide di avventurarsi in questo percorso, probabilmente ha già una buona dose di coraggio.

Attenzione ai condizionamenti esterni

Il problema nasce quando il coraggio viene limitato da condizionamenti esterni, quali ad esempio una condizione psicofisica non ottimale o un periodo negativo alle spalle.

Per quanto mi riguarda il primo fattore è una condizione prioritaria, perché stare bene fisicamente e mentalmente è fondamentale anche solo per iniziare a svolgere questo tipo di attività.

Mi capita invece più spesso di filtrare eccessivamente gli eventi su cui investire, non fidandomi delle mie prime percezioni e trovando sempre nuovi elementi oggettivi per non procedere.

Questo è quello che io chiamo “avere il freno a mano tirato”, ovvero troppa prudenza.

Come si può ovviare a questo problema?

Da una parte credo che sia abbastanza fisiologico, e quindi una naturale conseguenza, dopo un periodo di bad run o dopo un errore tecnico particolarmente gravoso. In questi casi si passa all’estremo opposto della prudenza per compensare e trovare di nuovo il tuo equilibrio.

D’altro canto però, tenere ben a mente alcuni fattori aiuta a riprendere una naturale confidenza con il rischio.

☑️ Nulla dipende da un solo evento

Quando ripartiamo dopo una bad run o dopo errori tecnici dobbiamo ricordarci che il singolo evento, la singola scelta, giusta o sbagliata che sia, non possono compromettere l’andamento del lungo periodo.

Il risultato sul lungo periodo è probabilmente compromesso da quello che ci lasciamo alle spalle, ovvero errori tecnici prevedibili ed evitabili.

Ma non dal singolo giudizio su un evento e quindi da una singola posizione.

☑️ I numeri non sono tutto 

Spesso dopo un periodo non particolarmente felice diventiamo troppo razionali, poiché non ci fidiamo del nostro intuito e influenziamo la nostra valutazione con criteri troppo oggettivi.

In realtà, sempre quando siamo in una buona condizione psicofisica, dobbiamo fidarci e concedergli almeno tanto valore quanto i dati oggettivi.

☑️ La continuità è importante

Un atteggiamento troppo prudenziale ci porta a investire in meno posizioni, ma soprattutto a saltare interamente alcune giornate, magari povere di alternative.

Tuttavia bisogna sempre tenere a mente che non è importante solo la qualità, ma anche la quantità delle posizioni che apriamo.

Una cosa che ho imparato con il tempo, è quanto sia fondamentale, dopo un periodo non positivo, riprendere immediatamente confidenza con “il campo” anche se le posizioni su cui investiamo non sono perfette al 100% ma le nostre intuizioni ci indirizzano in tal senso.

Per questi motivi mai dimenticare che qualsiasi attività legata al mondo degli investimenti, come nel trading sportivo, necessita di mente leggera e propensione al rischio

Aspetti che dobbiamo coltivare e allenare costantemente.

La mia esperienza con il Biohacking

La mia esperienza con il Biohacking

 È passato ormai diverso tempo dal mio primo incontro con il Biohacking.

Cosa si intende per Biohacking? In parole semplici, si tratta di una riprogrammazione delle abitudini e dello stile di vita della persona ai fini del raggiungimento di una serie di obiettivi a livello di benessere mentale e fisico.

È stato ad inizio 2023 quando ho selezionato chi mi potesse introdurre e seguire in questo nuovo mondo.

Per chi già mi conosce, mi occupo prevalentemente di Trading, Attività Finanziarie e Investimenti, oltre ad essere anche Imprenditore con 3 aziende in Italia e 1 in Slovenia.

Nelle mie attività il setting mentale e la qualità dei processi decisionali sono tutto.

E per portare a un livello superiore la mia mente avevo bisogno di portare a un livello superiore anche il mio corpo.

Le resistenze iniziali e i primi passi nel biohacking

L’inizio non è stato dei migliori, ovviamente per colpa mia. Spesso, di fronte a importanti cambiamenti nelle abitudini di vita, ci si trova di fronte ad alibi e resistenze di ogni tipo.

Di fatto ho cominciato nel mese di luglio, con gli esami di medicina di precisione (DNA, microbiota e ormonale) fondamentali per fotografare il mio stato iniziale.

Una volta ricevuti gli esiti, sono stato affiancato a tre professionisti differenti, ognuno specializzato nel proprio ambito: un Biohacker, un nutrizionista ed un trainer per la parte di allenamento. Il tutto al fine di interpretare gli esiti dei test e impostare il miglior percorso adatto a me.

In un clima assolutamente empatico e disteso ho fin da subito esposto il mio obiettivo, quello di un progetto a lungo termine.

Questo credo sia stato assolutamente uno degli aspetti più importanti: scegliere il Biohacking come stile di vita e non come temporanea panacea di tutti i mali. 

E per fare questo avevo bisogno di introdurre nuovi concetti all’interno delle mie routine e farli diventare pian piano delle abitudini consolidate. Senza forzare la mano con tempi e modalità, cercando di introdurre tutto e subito. 

Ma, semplicemente, ragionando per priorità.

Primo grande obiettivo: regolare il sonno

Da subito, ci siamo dedicati al mio tallone d’Achille, la gestione del sonno, fino a quel momento disastrosa. Cattiva qualità del sonno e insonnia erano il mio pane quotidiano.

Il problema del sonno condizionava molto il mio equilibrio, la mia rapidità mentale e di conseguenza le mie performance.

Primo passo: acquistare Oura Ring.

Sono un appassionato dell’hacking a tutti i livelli, dal marketing con il Growth Hacking al Trading i suoi principi sono applicabili ovunque. E il principio cardine è che senza misurazione non c’è sperimentazione, e senza sperimentazione non c’è miglioramento.

Grazie a Oura Ring ho quindi potuto dare uno score numerico al mio disastroso dato iniziale e apprezzare via via i miglioramenti attraverso le novità che andavo a introdurre a mano a mano.

In soli 2 mesi il mio scoring è passato da un 72 di media, caratterizzato da alcuni down davvero preoccupanti (50 nelle mie notti peggiori), a una media di 82 con il raggiungimento di maggior equilibrio e costanza nel tempo.

Queste le pratiche che hanno maggiormente influito sul risultato:

  • sveglia sempre allo stesso orario (ore 7.00 anche quando vado a letto tardi, anche sabato e domenica)
  • per quanto possibile vado a dormire sempre nella stessa fascia oraria, intorno alle 23.
  • utilizzo occhiali blueblockers per tutta la serata
  • pratica del journaling prima di andare a letto
  • 10 minuti di meditazione prima di andare a letto con Toni Binaurali Theta in cuffia
  • orario di cena anticipato dalle 20 alle 19

Correggere il disordine nel sonno mi ha portato benefici enormi. Ricominciare a dormire per certi versi è come ricominciare a vivere!

Secondo obiettivo: integrazione alimentare

Una volta corretto il problema principale ero motivatissimo a capire a quale tra i moltissimi consigli ricevuti, potessi attingere per accrescere ancora il mio benessere.

In quel momento ho valutato che il secondo step potesse essere l’integrazione.

La mia alimentazione è da molti anni ottimizzata a buon livello: prevalentemente proteica, ricca di frutta e verdura e a ridotto consumo di carboidrati e zuccheri. Il tutto fortunatamente per gusto personale e non per imposizione.

Tuttavia non avevo considerato la possibilità e il beneficio di fornire al mio corpo anche ulteriori apporti sotto forma di integrazione: questo secondo step ha notevolmente ottimizzato il mio livello di energia e ha iniziato a contribuire a un altro mio obiettivo, quello del dimagrimento.

Terzo obiettivo: dimagrire

Il mio punto di partenza erano i 76 kg di Marzo 2022, non troppi ma inadeguati alla mia altezza di 170 cm. 

Già dopo un anno pesavo 68 kg e credo che il risultato sia stato straordinario in quanto ottenuto in un lasso di tempo adeguato, senza eccessive rinunce (anzi, per lavoro viaggio molto e ceno fuori anche 3/4 volte a settimana) e consolidato dalle nuove abitudini.

Corpo leggero significa mente leggera ed è un beneficio enorme che avverto quotidianamente.

Sonno e Integrazione sono stati fondamentali per questo risultato, ma il terzo successivo step è stato determinante: l’introduzione del digiuno intermittente.

Dato che mi piace procedere per gradi, ho atteso il consolidamento dei primi due step prima di fare questo atteso quanto temuto passo. Di fatto ho introdotto il digiuno soltanto a gennaio di quest’anno.

Che dire, sono rimasto meravigliato! È incredibile il beneficio energetico fornito da questa semplice pratica!

Lo definisco semplice in quanto il regime di digiuno introdotto è assolutamente leggero. 

Si tratta di 16 ore tra la cena e il pranzo del giorno successivo (praticamente salto solo la colazione) per 3 volte a settimana (lunedì, mercoledì e venerdì).

Inizialmente ero preoccupato, temevo mal di testa e sofferenza, e invece fin dal primo giorno ho capito quanto spesso ci si alimenti per consuetudine sociale piuttosto che per reale necessità biologica.

Ed è altrettanto incredibile l’incremento energetico e l’aumentata lucidità mentale che ti fornisce tale pratica.

Quarto obiettivo: forma fisica perfetta

All’ultimo mese del programma intrapreso, ero ancora più deciso a salire ulteriormente di livello. Certo rinfrancato e motivato dai risultati precedenti, devo dire che è stato molto facile.

Quindi ho deciso di aggiungere 3 ulteriori importanti passi in avanti: Crioterapia, Idratazione e Allenamento.

La crioterapia

La doccia fredda al risveglio mattutino era una pratica che avevo già testato anni fa e che ho reintrodotto con notevoli benefici: tonicità, livelli di energia, buon umore e termoregolazione notevolmente migliorata.

La considero un passo relativamente semplice: pochi minuti perfettamente incastrabili nella routine mattutina, senza alcun sacrificio di tempo e di fatica. Una piccola resistenza da vincere quando sono ancora in fase di risveglio, ma la forza di volontà aumenta di giorno in giorno e i benefici sono davvero importanti rispetto al sacrificio.

Molto più difficile è per me combattere contro la pessima abitudine di bere poca acqua. 

L’idratazione

Ormai ho imparato che è questione di prendere l’abitudine e di inserire poi la buona abitudine all’interno delle routine consolidate, nel modo più naturale possibile.

E mi è bastato abituarmi ad avere la bottiglietta d’acqua sempre a disposizione nelle mie lunghe sedute di Trading, per migliorare sensibilmente anche questo aspetto. Anche se devo ancora impegnarmi e mantenere costante l’abitudine anche nella stagione invernale.

L’allenamento fisico

Infine l’allenamento, la parte più difficile a causa della pigrizia.

La pura forza di volontà al momento mi ha consentito di introdurre semplici sessioni di workout da 30 minuti a giorni alterni. Ho scelto la fascia oraria più adatta alle mie abitudini (tardo pomeriggio) cercando di impostare una routine che diventasse il più possibile naturale e poco impegnativa in termini di tempo.

A qualche mese di distanza i risultati sono già apprezzabili, anche se non sempre riesco ancora a mantenere la costanza degli slot di tempo senza eccessiva fatica. Una volta consolidata l’abitudine potrò introdurre esercizi più specifici.

Un percorso ancora in fase di svolgimento, che spero diventi nel tempo uno stile di vita capace di migliorare ancora di più le mie performance professionali, oltre ad accrescere il mio benessere personale.

5 condizioni di un processo decisionale di qualità

5 condizioni di un processo decisionale di qualità

Mi è sempre piaciuto prendere decisioni, ed è forse per questo che ho poi indirizzato il mio percorso professionale verso ambiti quali l’imprenditoria e soprattutto il trading, in cui il decision making è probabilmente la componente principale per il successo.

Negli ultimi anni la mia professione da sport trader ha decisamente sorpassato il mio parallelo percorso imprenditoriale, aumentando in modo esponenziale la quantità di decisioni da prendere in minor tempo e con maggiore qualità.

Nella mia veste da imprenditore infatti, le decisioni sono sicuramente molto importanti, ma sono più di ampio respiro. Hanno più tempo per realizzarsi e impattano sul risultato a lungo termine. Ed è sicuramente qui che ho imparato a prendere decisioni sempre di migliore qualità.

Da Sport Trader invece, le decisioni sono quantitativamente in numero maggiore, vanno prese in minor tempo e possono impattare in modo molto importante nel risultato a breve termine.

Qui ho imparato a preparare il campo per un processo decisionale di qualità, identificando nel tempo i fattori condizionanti di un processo decisionale efficiente.

I 5 fattori incisivi nel processo decisionale di qualità

1. Una mente limpida

Il primo presupposto di un processo decisionale di qualità è quello di mantenere la mia mente limpida e libera. 

Con la pratica quotidiana ho infatti sperimentato quanto le migliori decisioni necessitassero di “spazio” mentale: difficile prendere buone decisioni quando la mente è disordinata, offuscata da tanti pensieri accumulati alla rinfusa.

Ho quindi imparato a mettere in ordine la mia mente esattamente come metto in ordine la mia stanza prima di lavorare, o la mia scrivania.

Come? 

Innanzitutto attraverso la meditazione quotidiana (20 minuti ogni mattina dopo colazione), fondamentale per mantenere uno stato di equilibrio e calma.

In secondo luogo cerco di evitare di mantenere troppe decisioni aperte per troppo tempo, privilegiando decisioni rapide e leggere rispetto a processi decisionali elaborati.

Ogni decisione rappresenta un rischio di errore e lo accetto, quello che non accetto è che rimanga nella mia mente in stand by per troppo tempo, sommandosi ad altre decisioni rimaste aperte.

Ovviamente dipende dall’importanza della decisione: meno importante è, e più deve essere veloce e chiusa, accettando un eventuale errore che impatterebbe poco o nulla nei miei risultati. 

In questo modo, solo poche decisioni (quelle davvero importanti) hanno il privilegio di rimanere nella mia testa per avere il giusto spazio e la giusta concentrazione. All’insegna di una mente leggera.

2. Un luogo preciso

Nei miei 20 anni di doppia carriera ho a mano a mano percepito chiaramente che una decisione di qualità non ha bisogno solo di spazio mentale, ma anche del proprio spazio fisico.

Per questo motivo preferisco prendere le decisioni più importanti all’interno del mio ufficio, o della stanza, predisposta a tale scopo.

Un ambiente che spesso organizzo in modo che mi piaccia particolarmente, e che sia silenzioso così da lasciar spazio all’intuizione e alla sensazione, elementi che ritengo fondamentali in un processo decisionale.

Può sembrare strano, ma una decisione di qualità non viene quasi mai valutata da me in modo esclusivamente razionale, mediante ad esempio il più classico elenco dei pro e dei contro (che infatti non utilizzo).

Una decisione di qualità viene presa analizzando certamente i dati a disposizione ma soprattutto ascoltando e valorizzando le mie sensazioni, lasciando quindi spazio sufficiente anche “alla pancia”.

E nel “mio” ambiente preferito la mia pancia funziona sicuramente meglio.

3. Il suo tempo

Viviamo in un mondo frenetico che ci chiede (a torto) di essere sempre sul pezzo, di essere sempre in modalità “live” e nei processi decisionali questo non funziona.

Un processo decisionale non ha bisogno solo del suo spazio ma anche del suo tempo; perlomeno nel mio caso rifuggo alla tendenza di essere sempre all’interno del processo decisionale. 

Certo, qualunque essere umano prende continuamente decisioni in senso lato: scegliere come vestirsi, scegliere cosa mangiare e così via, ma spesso tali decisioni vengono prese attraverso automatismi che richiedono il minor dispiego di energia da parte nostra.

Diversamente ci sono decisioni che non sono affatto automatiche e che richiedono ponderazione, riflessione e intuito, ed è per questa tipologia di decisioni che, per quanto mi riguarda, esiste un timing dedicato, proprio per non rimanere tutto il giorno in modalità decision making.

Solitamente il mio momento migliore all’interno di una giornata è rappresentato dalla seconda parte della mattinata, in alternativa la seconda metà del pomeriggio: momenti in cui il mio livello energetico è al massimo, in considerazione del mio cronotipo e delle mie routine.

4. Defaticamento

Per la natura specifica della mia professione, ci sono periodi o giornate particolarmente dense di decisioni da prendere. Per questo motivo nel tempo ho imparato a quanto fosse importante predisporre momenti di “alleggerimento” alla fine di questi momenti.

In modo molto simile all’attività di un’atleta che, dopo la propria performance imposta routine di defaticamento per il corpo e la mente, così dopo sessioni di decisioni intense è per me importante impostare un’attività di svago che non richieda ulteriori processi decisionali.

Lo stesso vale dopo settimane continuative molto dense, a cui mi piace far seguire una settimana di “vacanza” da processi decisionali strong.

5. Riscaldamento

In modo esattamente complementare al punto precedente, ho sperimentato la grande utilità nell’impostare un percorso di riscaldamento in preparazione a sessioni, o periodi, di intenso processo decisionale.

Cosa intendo per riscaldamento?

Nella mia attività da Sport Trader, significa riprendere a mano a mano confidenza, dopo un periodo di stacco, con il processo decisionale. Magari con sessioni più leggere e con decisioni di minor impatto, che però mi permettono di rientrare nella migliore attitudine e condizione per il successivo periodo.

In piccolo questo succede anche all’interno della singola giornata, dove imposto le mie routine in modo che siano di intensità via via crescente. Questo per prepararmi alla specifica sessione di analisi e di processo decisionale, che, come ho precedentemente descritto, ha solitamente una collocazione temporale e spaziale ben precisa.

In conclusione, migliorare il proprio processo decisionale è una pratica quotidiana. Una prassi in grado di fare la differenza in molte professioni, oltre che nella nostra vita personale.

Per questo credo che sia assolutamente imprescindibile investire il proprio tempo nel ricercare, testare e sperimentare sempre nuove soluzioni per un processo decisionale di qualità.

La gestione dei momenti difficili nella vita di uno Sport Trader

La gestione dei momenti difficili nella vita di uno Sport Trader

Ogni fase della nostra vita, come ogni segmento temporale, è punteggiata da alti e bassi. Non tutti i giorni, settimane o mesi sono creati uguali. Questo anche nella vita di uno Sport Trader. Se osserviamo il grafico delle performance di qualsiasi azione in borsa o di qualsiasi atleta nel corso di un anno, vediamo un trend generale, ma questo trend è interrotto da numerosi picchi e valli.

Questo tipo di fluttuazione è normale anche nella carriera di uno Sport Trader.

Negli anni ho realizzato una verità fondamentale: ciò che determina il nostro successo o insuccesso annuale è la nostra capacità di gestire e navigare quei momenti di difficoltà. Quando si è in uno stato di “flow”, tutto sembra funzionare: ogni decisione sembra giusta e ogni mossa si traduce in un successo. Ma poi ci sono quei giorni, o settimane, dove sembra che niente vada come dovrebbe. È in questi momenti che è fondamentale non solo proteggere ciò che abbiamo, ma anche posizionarci per il successo futuro.

Come riconoscere i momenti difficili

Per affrontare adeguatamente i periodi difficili, è essenziale riconoscerli. Ecco alcuni segnali:

1. Risultati inconsistenti

Quando noti che i tuoi risultati sono diventati più variabili del solito, potrebbe essere un segno che stai entrando in un periodo difficile.

2. Decisioni meno che ideali

Se trovi che le tue scelte stanno diventando meno strategiche o più impulsive, fai attenzione.

3. Mentalità negativa

Se inizi a dubitare di te stesso o a sentirsi demotivato, potresti essere in un periodo di calo.

Come agire durante i periodi difficili

Una volta riconosciuti questi periodi, ecco alcune strategie per navigarli con successo:

1. Mantieni la calma

Anziché reagire impulsivamente, prenditi un momento per riflettere e valutare la situazione.

2. Aspetta il momento giusto

A volte, la migliore azione è la non-azione. Aspetta che le condizioni siano favorevoli prima di prendere decisioni significative.

3. Incrementa la tua concentrazione

Utilizza questo periodo come un’opportunità per affinare la tua attenzione e concentrarti su ciò che è veramente importante.

4. Vivi passo dopo passo

Piuttosto che cercare di risolvere tutto in una volta, affronta ogni sfida una alla volta.

5. Adotta movimenti semplici

In periodi di incertezza, è meglio aderire alle basi e non complicare ulteriormente le cose.

Ricorda, ogni professionista, indipendentemente dal campo, attraversa periodi difficili. La chiave del successo non è evitarli, ma imparare il modo migliore per navigarli e uscirne più forti.